venerdì 16 aprile 2010

Er povero ladro


Peformed live and direct @ Padova il 9 Maggio 2010 by: Adriano Bono & Torpedo Sound Machine

Er povero ladro

Nun ce vò mmica tanto, Monziggnore,
de stà llí a ssede (1) a ssentenzià la ggente
e dde dí: (2) cquesto è rreo, quest’è innoscente.
Er punto forte è de vedejje er core.

Sa cquanti rei de drento hanno ppiú onore
che cchi de fora nun ha ffatto ggnente?
Sa llei che cchi ffa er male e sse ne pente
è mmezz’angelo e mmezzo peccatore?

Io sò (3) lladro, lo so e mme ne vergoggno:
però ll’obbrigo suo saría de vede (4)
si (5) ho rrubbato pe vvizzio o ppe bbisoggno.

S’avería (6) da capí cquer che sse (7) pena
da un pover’omo, in cammio (8) de stà a ssede
sentenzianno la ggente a ppanza piena.


21 novembre 1833

Note augrafe di Belli: (1) Di star lì a sedere. (2) E di dire. (3) Io sono. Il lo so, che segue poco appresso, è del verbo sapere. (4) Sarebbe di vedere. (5) Se. (6) S’avrebbe. (7) Quel che si. (8) In cambio.

Il poeta questa volta dà voce alle lamentele di un povero ladro, il quale si rivolge al giudice (che all'epoca immancabilmente era un Monsignore o altra carica della gerarchia ecclesiastica) facendo notare che è molto facile sentenziare a panza piena sui piccoli crimini commessi da chi è spinto a rubare dalla fame vera. L'arringa difensiva dell'accusato non brillerà per oratoria forense, il ricorso alla categorie religiose del peccato suona datata (come potrebbe essere altrimenti?), ma le argomentazioni restano valide, le parole toccano il cuore del lettore il quale non può fare a meno di simpatizzare anche in questa occasione con il popolano. Il tema carcerario è trattato con la solita sensibilità e attenzione che Belli riserva ai problemi dei più deboli e degli oppressi. L'esclusione sociale, le giustizia ingiusta, l'arroganza dei potenti: tutti temi ancora molto attuali ai giorni nostri...e forse eterni.



Questo sonetto farà parte del disco 996 vol.1



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