Peformed live and direct @ Padova il 9 Maggio 2010 by: Adriano Bono & Torpedo Sound Machine
L’istate (1)
’Na caliggine come in cuest’istate
nu la ricorda nemmanco mi’ nonno.
Tutt’er giorno se smania, e le nottate
beato lui chi rrequia e ppijja sonno!
L’erbe, in campaggna, pareno abbrusciate:
er fiume sta cche jje se vede er fonno:
le strade sò ffornasce spalancate;
e sse diría (2) che vvadi (3) a ffoco er Monno.
Nun trovi antro (4) che ccani mascilenti
sdrajati in ’gni portone e ’ggni cortile,
co la lingua de fora da li denti.
Nun piove ppiú dda la mità dd’aprile:
nun rispireno ppiú mmanco li venti...
Ah! Iddio sce scampi dar calor frebbile! (5)
Roma, 8 febbraio 1833
Note autografe di Belli: (1) La state. (2) E si direbbe. (3) Che vada. (4) Altro. (5) Crede il popolo, con ispavento, che giunto il calore al grado così detto febbrile, in tutti gli uomini entri la febbre.
La canigola Romana raccontata per immagini vivide e addiritura abbagliati, efficacissime, capaci di evocare nella mente del lettore l'immobilità arsa dal sole e quell'atmosfera sospesa tipica delle giornate più caldi dell'anno. Si credeva all'epoca che la calura Agostana scatenasse febbri misteriose in grado di uccidere chi ne venisse colto. Terrore panico che persiste tutt'ora, seppure poggiandosi su conoscenze scientifiche piuttosto che superstiziose, e che viene puntualmente alimentato ogni estate da servizi allarmistici da parte di telegiornali a corto di notizie.
Questo sonetto farà parte del disco 996 vol.1

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